Sergei Ivanovich Mosin

Sergei Ivanovich Mosin
(14?.04.1849-08.02.1902)

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Sergei Ivanovich Mosin


Nato nel 1849 a Ramon, un piccolo villaggio dell’oblast di Voronezh, figlio del colonnello in pensione Ivan Ignatievitch Mosin, caduto in disgrazia a seguito dell’abbandono dell’esercito.

L’istruzione di Sergei si deve infatti all’azione di un benefattore, tal Scheele, proprietario di una fabbrica di dolciumi, che prese sotto la sua ala protettrice la famiglia Mosin, facendo sì che il figlio ricevesse un’istruzione di primo livello, ricevendo lezioni non solo di grammatica ed aritmetica, ma anche di francese.

Nel 1861 Mosin entra in un’accademia militare, ha così modo di proseguire i suoi studi, prima come cadetto all’accademia di San Michele a Voronezh, e, a seguito di un primo esame d’ingresso fallito nella scuola d’artiglieria Mikhailovskoye, nel 1867,  presso il liceo militare Alexandrovskoye. Entro tre mesi il giovane Sergei si guadagnerà il trasferimento nella scuola d’artiglieria, diplomandosi nel 1870, e prendendo posto nell’esercito imperiale, servendo sotto il reggimento di artiglieria a cavallo stanziato presso il villaggio di residenza dello Zar, lo Tsarskoye Selo, oggi assorbito dalla città di Pushkin e patrimonio dell’umanità.

Il comando del giovane Mosin durerà solo due anni, passati i quali tornerà alla Mikhailovskoye, ottenendo un ulteriore titolo di studio, che gli permetterà, nel 1875, di trasferirsi a Tula, ottenendo un posto come assistente capo della divisione lavorazioni. Grazie ad alcune intuizioni organizzative e studi meccanici il nome di Mosin inizia a farsi conoscere già negli anni 80 dell’800, studiando un sistema di trasformazione dei fucili Berdan in armi a ripetizione, realizzando un ingegnoso sistema di serbatoio che permetteva alle capsule di non entrare in contatto l’una con l’altra. Il progetto fu rigettato nel 1884 dallo stato maggiore a causa dell’arretratezza dei materiali utilizzati dall’industria russa, che non permettevano una realizzazione così complessa. Già nel 1885 Mosin presentò una serie di progetti di fucili a ripetizione manuali, con serbatoi fino a 12 cartucce, provocando un serio interesse da parte di alcuni stati occidentali, che mandarono richieste a Tula per acquistare i diritti sullo sviluppo, con offerte fino a un milione di franchi francesi, che Mosin stesso rifiutò con sdegno.

Nel 1889 furono presentati allo stato maggiore un enorme numero di progetti da più di 20 progettisti da tutta Europa per l’ammodernamento dell’armamento dell’esercito russo. Tra questi, il progetto di Sergei Ivanovich e quello della fabbrica belga Nagant. Il progetto di Mosin fu valutato migliore, ma al progettista fu imposta l’adozione del sistema di serbatoio del progetto belga. Un anno più tardi, il nuovo progetto era pronto e fu nuovamente sottoposto alla commissione, che lo accettò, pur non ammettendo che all’adozione il fucile prendesse il nome del suo progettista, per via dei cambiamenti apportati e dell’introduzione del sistema Nagant. L’esercito zarista adotto così ufficialmente nel 1891 la prima versione di quello che conosciamo come Mosin Nagant, secondo la definizione ufficiale il Pekhotniya vintovka M1891.

Poco si sa degli ultimi anni di Mosin, che continua a lavorare, a seguito di una promozione al grado di colonnello, come direttore degli arsenali imperiali di Sestroresk, morendo nel 1902 di polmonite. Viene sepolto nel cimitero di Sestroretsk, dove si trova tuttora la sua tomba.


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3 risposte a “Sergei Ivanovich Mosin”

  1. Mosin. secondo il mio modestissimo giudizio e stato un grande inventore. se ancora oggi 2014 usiamo i suoi fucili che sono ancora molto belli

    1. Ho un Tula del 39 che conservo gelosamente, e ho avuto modo di visionare e provare diverse delle varianti dei suoi progetti, restano armi che hanno scritto la storia, magari di minor pregio ma non di minor importanza rispetto a tante altre ex ordinanza.

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