FAL Argentino – Contratto Croato

Una premessa sul FAL Argentino

Il FAL Argentino fu adottato dalle forze armate e dalle agenzie di sicurezza in sostituzione del vecchio Mauser 1909 in 7,65 × 54 anche in seguito dell’adozione della nuova munizione NATO, la 7,62 × 51 mm.
La prima partita fu prodotta negli stabilimenti della FN in Belgio e fu distribuita nel 1955.
Fu solo nel 1958, a causa della situazione politica incerta causata dal Generale Peron, che la FN diede la licenza di produzione in proprio alla DGFM (Direccion General de Fabricaciones Militares) presso i suoi stabilimenti militari Domingo Matheu nella città  di Rosario, nella provincia di Santa Fe.
Anche gli stabilimenti della DGFM con gli anni produssero alcune varianti pur restando principalmenti fedeli al disegno originario di Saive.
Principalmente le varianti prodotte localmente furono:

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FN FAL

Premessa

Ci sarebbe da scrivere un libro per parlare del FAL…un’arma adottata da oltre 90 nazioni nel mondo, praticamente è stata utilizzata ovunque, forse anche più del Kalašnikov…
Ci sono anni di prototipi e studi anche perché inizialmente non nasce nella munizioni con cui poi venne avviata la produzione.
Ci sono le personalizzazioni di ogni contratto, piccole modifiche…
Ci sono i 3 tipi di castelli (anche se in realtà sarebbero 4 considerando l’ultimo nato, il cast) che negli anni sono stati rivisti e migliorati..
Insomma ci sarebbe veramente da scrivere una collana ed alla fine non mi deciderei mai di pubblicare questo articolo perché lo riterrei sempre troppo povero.
Così per ora decido di pubblicarlo in stile minimalista, e man mano che trovo il tempo di aggiornalo..

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Sight Unit Infantry Trilux (SUIT) L2A2

Trilux S.U.I.T. L2A2

La Sight Unit Infantry Trilux o SUIT (Unità ottica di fanteria Trilux) è un’ ottica appositamente progettata per il fucile FAL, specificamente per la versione Commonwealth L1A1 (Inch) e quella israeliana.
E’ stata sviluppato nel Regno Unito da Royal Armaments Research Development Establishment (RARDE) ed è prodotto da Avimo Ltd., ora nota come Thales UK.
L’ottica è molto rustica e pensata per un uso proprio di fanteria, permette una rapida ed efficace acquisizione di un bersaglio di dimensioni umane anche fino ai 500 metri. Ha un selettore per l’aggiustamento della distanza variabile a 300 yard (274 metri)  o 500 yard (450 metri). (La versione israeliana ha invece 250 metri e 450 metri).
L’ottica è stata sviluppata per il ruolo di tiratore designato in cui un membro di una squadra sarebbe stato assegnato ad un ruolo tipo-cecchino.
La S.U.I.T. non solo permette un miglior ingaggio di bersagli fino ai 500 metri ma migliora anche notevolmente la capacità di avvistamento notturno.
Attenzione però a non pensarla come un’ottica di precisione, ricordiamoci che è  nata per inquadrare bersagli umani in ambito bellico.
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Le Porcate del Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia

Pubblichiamo questo brevissimo articolo solo per rendere pubbliche le porcate richieste dal Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia per poter accettare un’arma corta demilitarizzata.
Ricordiamo che sebbene la Circolare 20 settembre 2002, n.557 sulle armi demilitarizzate non ha mai indicato il limite di 5 colpi per i caricatori, il Banco si è ottuso su questa sua personale interpretazione.
Il solo limite imposto dalla classificazione per le armi comuni è di 5 colpi per le armi lunghe e 15 per le armi corte, e che ad una lettura attenta della circolare del 2002, si evince che le operazioni di demilitarizzazione sono atte a trasformare un’arma da guerra o tipo guerra in arma comune e che quindi il limite sul numero di colpi è appunto questo (con l’esclusione delle armi classificate sportive).
Qui sotto un modello di pistola automatica M712 Schnellfeuer prodotta dalla Mauser per il mercato cinese tra il 1932 ed il 1936.
L’arma è oggetto di ritrovamento, era di un parente deceduto ante 1975 e mai regolamentata, ai sensi della Legge 18 aprile 1975, inserendola nella licenza cui all’articolo 28 del T.U.L.P.S..
L’arma era regolarmente denunciata negli anni ’30.
Non essendo stata rilasciata la licenza di collezione di armi da guerra l’erede ha dovuto sottoporla alle operazioni di demilitarizzazione da un armaiolo autorizzato, l’alternativa era la demolizione.
L’armaiolo autorizzato per avere l’autorizzazione dal Banco ha dovuto obbligatoriamente ridurre il caricatore a 5 colpi per costruzione,  non ci sono stati versi per poter procedere in modo diverso.
Un vero peccato dover rovinare una parte di un’arma giunta ai tempi nostri in condizioni impeccabili. La brunitura e le condizioni della canna sono perfette.
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Mauser FR-8 “El Cetmeton” Calibro .308 Winchester

Una Piccola Premessa

Ogni collezionista di armi Ex-Ordinanza ha avuto la sua “prima arma” e, molto spesso, è grazie a quest’ultima che la passione per queste bellissime armi ha avuto inizio. Se poi la prima arma è anche quella preferita (e più ricercata) allora il risultato ottenuto quando la si acquista è in assoluto il massimo ottenibile collezionisticamente parlando. L’arma oggetto di questo articolo è nel mio caso quella che ha accesso in me la scintilla della passione per le Ex-Ordinanze. In particolare quelle Spagnole, non tanto per il puro valore materiale ma per la storia interessante che essa porta con se, ahimè troppe volte sottovalutata dai collezionisti.
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Mauser 1943 Spagnolo “La Coruña” Calibro 8 × 57 JS

Una piccola introduzione storica

Fino al termine della terribile e sanguinosa Guerra Civile, conclusasi nell’aprile del 1939, le Forze Armate Spagnole (sia Repubblicane che Nazionaliste) si ritrovarono ad usare una quantità enorme e variegata di armi lunghe. Il Fucile d’Ordinanza delle forze armate era il Mauser Modello 1916 calibro 7 × 57 mm, versione più corta del precedente Mauser 1893, ma con qualche modifica. Oltre ad esso, numerose furono le armi che vennero utilizzate nel conflitto, come le carabine 1895 (anch’esse derivate dal 1893) ma anche Mauser VZ-24, Mosin Nagant e persino vecchi Vetterli Italiani. Dobbiamo inoltre ricordare che, durante la guerra, le forze Nazionaliste del “Caudillo” Francisco Franco ricevettero numerosi aiuti bellici dall’allora Italia Fascista e dalla Germania Hitleriana che inviò in Spagna un corposo numero di Mauser 1898 e carabine K98k in calibro 8 × 57 JS.
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Zastava M70

M70.AB2 con porta caricatori e baionetta

Nel 1948, motivato dal desiderio di creare un’economia forte e indipendente per la sua Jugoslavia, Josip Broz Tito divenne il primo leader comunista a sfidare la leadership di Stalin nel Cominform.
A grandi linee tutto iniziò nel 1945, quando Stalin iniziò a nominare uomini a lui fedeli all’interno dei governi e dei Partiti Comunisti negli stati membri.
Ma in Jugoslavia Tito, anche forte della liberazione dall’occupazione nazifascista da parte dei suoi partigiani, rifiutò di lasciar subordinare la sua polizia, l’esercito e la politica estera. Al contempo contrastò la creazione di società attraverso le quali i sovietici avrebbero potuto controllare i settori cruciali dell’economia del paese.
Stalin richiamò così tutti i consiglieri militari e gli specialisti civili presenti in Jugoslavia e criticò le decisioni del Partito Comunista Jugoslavo. Al contempo, però, dirigenti jugoslavi vicini a Tito fecero blocco attorno a lui e quelli fedeli a Mosca furono esclusi dal Comitato Centrale e arrestati. Il Cremlino giocò l’ultima carta portando la questione davanti al Cominform, ma Tito si oppose. A questo punto il Cominform considerò il rifiuto jugoslavo come un tradimento.
Con l’espulsione della Jugoslavia dal Cominform e la conseguente uscita dal Patto di Varsavia, la Jugoslavia subì il blocco anche delle forniture di armamenti da parte della Russia.
Negli anni Sessanta la Zavodi Crvena Zastava iniziò a sviluppare in modo indipendente, senza ottenere la licenza, una serie di armi ispirate ai progetti russi. Gli ingegneri della Zastava, guidati dall’ingegnere  Milan Chirich, realizzarono la loro versione di un’arma automatica basata sul sistema Kalašnikov, creando poi tutta un’intera famiglia di armi basate sull’AKM, la “Familija Automatskog Oruzja” (FAZ), tradotto in “Famiglia di armi Automatiche Zastava”. Successivamente vennero esportate in alcuni stati dell’est asiatico ed in Africa, e venne fornito lo start-up necessario anche all’Iraq per la produzione degli AK Tabuk.

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