Le armi antiche vanno denunciate

Negli ultimi giorni ci stanno arrivando molte domande da parte dei nostri lettori circa il non obbligo di denuncia delle armi antiche.
Ricordiamo che la denuncia delle armi è regolamentata dall’art. 38 del T.U.L.P.S.

Art. 38 – R.D. 773 del 18 giugno 1931.
Chiunque detiene armi, parti di esse, di cui all’articolo 1-bis, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere, deve farne denuncia entro le 72 ore successive alla acquisizione della loro materiale disponibilità, all’ufficio locale di pubblica sicurezza o, quando questo manchi, al locale comando dell’Arma dei carabinieri, ovvero anche per via telematica ai medesimi uffici o alla questura competente per territorio attraverso trasmissione al relativo indirizzo di posta elettronica certificata. La denuncia è altresì necessaria per i soli caricatori in grado di contenere un numero superiore a 10 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 20 colpi per le armi corte, fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni.
Sono esenti dall’obbligo della denuncia:
a) i corpi armati, le società di tiro a segno e le altre istituzioni autorizzate, per gli oggetti detenuti nei luoghi espressamente destinati allo scopo;
b) i possessori di raccolte autorizzate di armi artistiche, rare o antiche;
c) le persone che per la loro qualità permanente hanno diritto ad andare armate, limitatamente pero’ al numero ed alla specie delle armi loro consentite.
L’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di eseguire, quando lo ritenga necessario, verifiche di controllo anche nei casi contemplati dal capoverso precedente, e di prescrivere quelle misure cautelari che ritenga indispensabili per la tutela dell’ordine pubblico.
Chiunque detiene armi comuni da sparo senza essere in possesso di alcuna licenza di porto d’armi, ad eccezione di coloro che sono autorizzati dalla legge a portare armi senza licenza e dei collezionisti di armi antiche, è tenuto a presentare ogni cinque anni la certificazione medica prevista dall’articolo 35, comma 7, secondo le modalità disciplinate con il decreto di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204. ((128))
Qualora il detentore risulti titolare di licenza di porto d’armi, l’obbligo di presentazione del certificato decorre dalla scadenza della stessa, se non rinnovata.
Nel caso di mancata presentazione del certificato medico, il prefetto può vietare la detenzione delle armi denunciate, ai sensi dell’articolo 39.
La denuncia di detenzione di cui al primo comma deve essere ripresentata ogni qual volta il possessore trasferisca l’arma in un luogo diverso da quello indicato nella precedente denuncia. Il detentore delle armi deve assicurare che il luogo di custodia offra adeguate garanzie di sicurezza.

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AGGIORNAMENTO (119) Il D.L. 18 febbraio 2015, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 aprile 2015, n. 43, ha disposto (con l’art. 3, comma 3-novies) che “Chiunque, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, detiene caricatori soggetti a denuncia ai sensi dell’articolo 38, primo comma, secondo periodo, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, introdotto dal comma 3-septies del presente articolo, deve provvedere alla denuncia entro il 4 novembre 2015. Sono fatte salve le ipotesi di esclusione dall’obbligo di denuncia previste dal medesimo articolo 38, secondo comma”.
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AGGIORNAMENTO (128) Il D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 104 ha disposto (con l’art. 12, comma 2) che “Fino all’adozione del decreto regolamentare previsto dall’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204, l’adempimento di cui all’articolo 38, quarto comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, come modificato dal presente decreto, è assolto presentando un certificato rilasciato dal settore medico legale delle Aziende sanitarie locali, o da un medico militare, della Polizia di Stato o del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, dal quale risulti che il richiedente non è affetto da malattie mentali oppure da vizi che ne diminuiscono, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere”.
Ha inoltre disposto (con l’art. 14, comma 3) che “L’obbligo di cui all’articolo 38, quarto comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, è assolto entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Decorsi i dodici mesi è sempre possibile la presentazione del certificato nei 60 giorni successivi al ricevimento della diffida da parte dell’ufficio di pubblica sicurezza competente”.

Ciò che pare creare confusione è l’inizio del periodo, ovvero: “armi, parti di esse, di cui all’articolo 1-bis, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere”.
Per completezza di comprensione riportiamo l’art. 1-bis, comma 1, lettera b del Dlgs 527/92:

Art. 1-bis, comma 1, lettera b del Dlgs 527/92
[…]
b) “parte”, ciascuna delle seguenti componenti essenziali: la canna, il telaio, il fusto, comprese le parti sia superiore sia inferiore (upper receiver e lower receiver), nonché, in relazione alle modalità di funzionamento, il carrello, il tamburo, l’otturatore o il blocco di culatta che, in quanto oggetti distinti, rientrano nella categoria in cui e’ stata classificata l’arma da fuoco sulla quale sono installati o sono destinati ad essere installati;
[…]

Appare cristallino come la richiamata lettera b) definisca esclusivamente le parti di armi, e che quindi si possa affermare che l’obbligo di denuncia è in capo a chi detiene: armi, canne, telai, fusti (upper o lower), carrelli, tamburi, blocchi di culatta, otturatori, munizioni, materiale esplodente.
Il fatto che il Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 527 sia il recepimento della Direttiva Europea 477, e che questa sia riferita solo alle armi “moderne”, nulla toglie all’ordinamento nazionale dei singoli Paesi membri qualora applicassero norme maggiormente restrittive.
Anzi, ricordiamo che per la nostra legislazione, la definizione di arma è quella dell’articolo 30 del T.U.L.P.S. ovvero tutte le armi da sparo [da sparo, non solo quelle da fuoco, quindi anche quelle ad aria compressa, la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona].

Art. 30. (Art. 29 T. U. 1926) – R.D. 773 del 18 giugno 1931.
Agli effetti di questo testo unico, per armi si intendono :
1° le armi proprie, cioè quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona;
2° le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materie esplodenti, ovvero i gas asfissianti o accecanti.

 

Art.7 DECRETO MINISTERIALE 14/04/1982 (G.U.5 giugno 1982, n. 153)

7. Detenzione.
Ferme restando le disposizioni contenute nell’art. 35, terzo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto 18 giugno 1931, n. 773), coloro che detengono armi da sparo antiche, artistiche o rare di importanza storica in numero non superiore a otto debbono farne denuncia ai sensi dell’art. 38 del suddetto testo unico, al locale ufficio di pubblica sicurezza o, in mancanza, al comando dei carabinieri del posto.
La denuncia va redatta in duplice copia, conforme alla legge sul bollo, e deve contenere:
1) le generalità del denunciante;
2) i dati di identificazione delle armi;
3) l’epoca alla quale sono attribuite;
4) la loro provenienza;
5) i locali in cui vengono custodite.
L’ufficio o comando di cui al primo comma, nel prendere atto della denuncia, ne fa apposita annotazione sulla prima copia della stessa, precisando che le armi in essa indicate non sono computate con le altre eventualmente detenute dal denunciante, ai sensi dell’art. 10, comma settimo, della legge 18 aprile 1975, n. 110.
La copia della denuncia di cui al comma precedente, contenente le indicate annotazioni, è consegnata all’interessato; la seconda è conservata agli atti dell’ufficio che ne informa la competente sovrintendenza per i beni artistici e storici.
Eventuali cambiamenti della specie, della quantità o del luogo di custodia delle armi di cui trattasi debbono essere denunciati nelle forme previste dal presente articolo e con l’osservanza delle procedure in esso indicate.
Il prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi alle persone ritenute capaci di abusarne. Di eventuali provvedimenti adottati deve essere immediatamente informata la sovrintendenza per i beni artistici e storici competente per territorio.

Appare quindi chiarito che anche la detenzione delle armi antiche è soggetta a denuncia.
Rimangono esenti soltanto i soggetti indicati nel secondo comma dell’art. 38.

Per completezza vi ricordiamo questo nostro vecchio articolo: Le Baionette Vanno Denunciate

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9 risposte a “Le armi antiche vanno denunciate”

  1. E’ vero che l’art. 30 definisce le armi proprie ma é l’art 38 che stabilisce cosa denunziare oppure no ed è chiaro che l’art. 38 si riferisce solo al decreto legislativo 30-12-1992 N. 527. Dal mio punto di vista le armi antiche ad avancarica non essendo menzionate nelle categorie A-B-C. sono escluse dalla direttiva e così anche le armi bianche. Quello che mi lascia perplesso è perché in questo paese tutto deve essere scritto in burocratese. Ci sono molti modi per scrivere una frase in modo che tutti la possano capire, ma forse si chiede troppo!

  2. ricevo risp dal Presidente del BNP:
    “Gentile Bettetini,
    prima dell’entrata in vigore del D.M. 362/01 le repliche di arma ad avancarica monocolpo di modelli precedenti al 1890 erano soggetti agli obblighi di denuncia.
    Il D.M. citato consente la derubricazione di tali armi che ovviamente transitano da un regime di denuncia di detenzione ex art.38 TULPS, allo stato di armi liberalizzate”

    Lo stesso BNP si pone a disposizione, per 40 euro circa, a verificare se la propria avancarica sia ANTICa (pre 1890) o STORICA (tra il 1890 e 50 anni fà)

    1. Armi ANTICHE (pistole e fucili fine 700 e pre-1890), a pietra focaia, non più atti allo sparo e a offendere, devono ancora essere denunciati?

    2. nelle “armi liberalizzate” ne riconosciamo 2 tipi: quelli che rientrano nel concetto di “aria compressa”, quindi vi è un registro, e quelle che invece non vi rientrano, quindi prive di registro. Queste ultime sono considerate “non armi” all 1 parte D Reg Eu 2018

  3. Le armi antiche ad avancarica indipendentemente siano a luminello (del 1828 circa), a ruota (del 1600 circa), a miccia (del 1500 circa), a pietra focaia (del 1700 circa) sono armi da fuoco come da art. 30 del TULPS. Il successivo art. 38 del TULPS regola la denunzia delle armi e si riferisce esclusivamente al Decreto Legislativo 30-12-1992 N. 527. E’ scritto in burocratese e dal mio punto di vista non dovrebbero essere da denunziare in quanto per la Direttiva Europea non sono armi. Non dimenticando anche il controsenso delle repliche ad avancarica mono colpo costruite con acciai speciali che sono di libera vendita. Queste armi antiche sono di libera vendita e detenzione anche in tutti i paesi Europei e con questa circolare ci si adeguerebbe a loro almeno in parte. “Le armi antiche ad avancarica mono colpo sono equiparate alla normativa vigente delle repliche ad avancarica mono colpo” Basterebbe un po’ di buona volontà, buon senso e professionalità da parte del Ministero per emanare questa semplice circolare. Sono le piccole cose che fanno grande un paese!

    1. Ne segue che, ai sensi, la normale destinazione di “armi ad avancarica”, sia antiche che riproduzioni, hanno come normale destinazione quelle di “essere o rimanere appese al muro”, funzione ben lungi da rientrare nel concetto di armi. Se antiche, certificate o meno (ma nel dubbio), vanno però denunciate ai sensi dei Beni Culturali Dlgvo 42/2004. Il problema che il 42/2004, in caso di mancanza di certificato, ne riconosce solo la denuncia per “ritrovamento”. Ma come tale però è contraria al CP e Dlvo del 2000 che chiede la denuncia sia veritiera.

  4. Egregio Michele Schiavo, la confusione in materia legislativa sulle armi regna sovrana. L ‘ART. 38 del TULPS, disciplina solo le armi comuni. Le armi antiche, come dice l’art. 10 della legge 18-4-1975 n. 110, sono regolate dal DM 14-4-1982. “REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DELLE ARMI ANTICHE, ARTISTICHE O RARE DI IMPORTANZA STORICA”. Firmato dal ministro dell’ interno. “Rognoni”

    1. DECRETO MINISTERIALE 14/04/1982
      (Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 giugno 1982, n. 153).
      Art. 7. Detenzione.
      Ferme restando le disposizioni contenute nell’art. 35, terzo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto 18 giugno 1931, n. 773), coloro che detengono armi da sparo antiche, artistiche o rare di importanza storica in numero non superiore a otto debbono farne denuncia ai sensi dell’art. 38 del suddetto testo unico, al locale ufficio di pubblica sicurezza o, in mancanza, al comando dei carabinieri del posto.
      La denuncia va redatta in duplice copia, conforme alla legge sul bollo, e deve contenere: 1) le generalità del denunciante;
      2) i dati di identificazione delle armi; 3) l’epoca alla quale sono attribuite; 4) la loro provenienza;
      5) i locali in cui vengono custodite.
      L’ufficio o comando di cui al primo comma, nel prendere atto della denuncia, ne fa apposita annotazione sulla prima copia della stessa, precisando che le armi in essa indicate non sono computate con le altre eventualmente detenute dal denunciante, ai sensi dell’art. 10, comma settimo, della legge 18 aprile 1975, n. 110.
      La copia della denuncia di cui al comma precedente, contenente le indicate annotazioni, è consegnata all’interessato; la seconda è conservata agli atti dell’ufficio che ne informa la competente sovrintendenza per i beni artistici e storici.
      Eventuali cambiamenti della specie, della quantità o del luogo di custodia delle armi di cui trattasi debbono essere denunciati nelle forme previste dal presente articolo e con l’osservanza delle procedure in esso indicate.
      Il prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi alle persone ritenute capaci di abusarne. Di eventuali provvedimenti adottati deve essere immediatamente informata la sovrintendenza per i beni artistici e storici competente per territorio.

    2. Se armieri o comunque esperti mi scrivono “la confusione regna sovrana in normative” allora si palesano atteggiamenti amministrativi non accettabili da parte del popolo. Il popolo non deve essere succube di amministratori di come si svegliano alla mattina, anche perchè alcune norme ordinano il sequestro di ogni bene economico, morale e ideologico del malcapitato, creando un enorme danno e ingiustizia alla persona stessa.

      Parliamo di “ARMI”, quindi normative legate al TULPS che specificano quali siano “armi” e quali siano “NON armi” (tra queste ultime le “avancariche monocolpo”, che poi sono state prodotte dal 1500 circa al 1920, con un buco di registrazioni fino al 2001). Dal 1992 fino al 2018 conto circa 6 normative che specificano che questi modelli NON sono armi ma oggetti da tenere appesi al muro.

      Ma parliamo anche di “STORICHE”, quindi legate alle norme dei “Beni Culturali”, ovvero l’obbligo di denuncia secondo alcune specifiche procedure indicate nei modi e nei tempi.

      Nello stesso tempo sia BNP (Banco Nazionale Prova) che i Culturali vogliono test, foto e loro stessi si definiscono unici (previa denuncia) a garantirne l’antichità. (è il cane che si morde la coda: loro certificano solo se l’oggetto è già stato denunciato, al fine di non mordersi però la coda, riconoscono solo 2 metodi di denuncia, di cui uno è palesato l’altro è contrario ad altre norme).

      Bettetini Nicola

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