Trijicon ACOG TA44S-10 1.5 × 16

Tra i sistemi di mira uno dei più diffusi e familiari è certamente la serie ACOG di Trijicon.
L’acronimo ACOG ( advanced combat optical gunsight) nasce nel’1987 quando il modello 4×32TA01 entra nel programma Advanced Combat Rifle dello US ARMY. Da allora la caratteristica forma dell ACOG è diventata quasi parte integrante della silhouette degli M16 e degli M4 delle varie forze militari e di polizia sia americane che di altri paesi avvicinandosi oramai al traguardo dei trenta anni di servizio.
In questo periodo la Trijicon ha continuato ad apportare migliore ed innovazioni tecniche sviluppando vari modelli che vadano scoprire le più disparate necessità degli utenti professionali.
Nonostante la varietà di modelli, sia che si tratti del massiccio TA648 per Browning M2 in calibro .50 BMG sia che si tratti del minuscolo TA26 o di tutti modelli intermedi pensati per i calibri calibri 7.62 × 51, 6.8SPC, 300 AAC e 5.56 tutta la famiglia ACOG ha mantenuto le caratteristiche peculiari che ne hanno decretato il successo:

  • Reticoli compensati per vari tipi di munizionamento e studiati per una veloce e facile stima delle distanze.
  • Illuminazione dei reticoli garantita dal trizio, e dalle fibre ottiche.
  • Ingrandimenti fissi.
  • Studiati e progettati per poter essere utilizzati con entrambi gli occhi aperti.
  • Struttura in alluminio 7075-T6 ottenuta per lavorazione da blocchi forgiati onde ottenere la massima resistenza possibile agli impieghi più pesanti.
  • Totalmente impermeabili fino a 100 metri, e riempiti di gas per eliminare appannamenti e condensa anche nelle condizioni atmosferiche e di temperatura più estreme.

Non fa certo eccezione a tutto questo TA44S-10 il oggetto di questa prova.
Il TA44S-10 1.5×16S è uno dei due modelli più compatti della famiglia ACOG. Questa serie di ottiche dalle dimensioni contenute è stata studiata apposta per impieghi operativi o sportivi che necessitano di una veloce acquisizione ed un altrettanto rapida transizione da un bersaglio all’altro. Caratteristiche garantite dai bassi ingrandimenti e dall’ampio campo visivo.
La serie 1.5×16S vede 2 modelli, il TA44S-10 oggetto di queste righe ed il TA26S-10 la differenza è sostanzialmente l’attacco. Il TA44 presenta la base conformata per poter essere montata su di un maniglione standard, oppure su di uno dei numerosi attacchi picatinny a sgancio rapido disponibili sul mercato, il TA26 è previsto per essere posizionato su di un semi anello proprietario con attacco picatinny e vitone laterale disponibile in altezza media e bassa . Il reticolo è lo stesso per entrambi i modelli: cerchio con punto e stadia verticale disponibile in colore rosso, verde o giallo, illuminazione con trizio e fibra ottica.
In entrambi i modelli non è compreso l’attacco per montaggio su picatinny, che va quindi preso a parte.
Come tutti prodotti di casa Trijicon, anche il TA44S-10 è fornito in una valigetta rigida di colore nero, con una spessa imbottitura di spugna (un tempo erano delle Storm Case della Pelican…..ora non più) sul cui lato è apposta l’etichetta che riporta il seriale i codici e le informazioni sul contenuto.
All’interno nei tre strati trovano posto l’ottica, la vite di serraggio sul maniglione e la chiave esagonale per serrarla ( una esagonale classica ma con un lato molto corto per poter entrare nel maniglione),  il manuale di istruzioni stampato a colori, un piccolo catalogo Trijicon, la cartolina di registrazione una Lens Pen ( un tempo serigrafate Trijicon oggi non più), una protezione in neoprene Scopecoat (peccato risulti un po troppo abbondante) ed infine un adesivo Trijicon. Il tutto imballato e “incastrato” con molta cura.
L’attacco della Larue è il modello realizzato appositamente per la serie Compact ACOG ed è il modello LT105 con leva sgancio rapido regolabile e blocco del movimento. E’ venduto dentro una busta di plastica trasparente molto spessa assieme alla vite per fissare l’ottica e relative chiave esagonale, la chiavetta di regolazione della tensione della leva una mini dose di frena filetti blu, e le istruzioni stampate su dei cartoncini formato biglietto da visita che spiegano come regolare la tensione nella leva e come tenerlo lubrificato. La base è realizzata apposta per avere l’ottica in perfetto cowitness sia con delle BUS che con il delta frontale fisso degli M16-M4.
La piccola ottica che sta nel palmo di una mano sin da subito appare molto robusta nonostante i suoi soli 139 grammi di peso, è composta da due parti una frontale ed una posteriore ricavate da dei forgiati di alluminio aeronautico successivamente macchinati ed uniti tra loro con tre viti in corrispondenza della meccanica di regolazione. La finitura è anodizzata nera come quella usata sui receiver degli AR.
Sul lato destro nella parte posteriore sono realizzati in rilievo direttamente in forgiatura il marchio del produttore, la scritta ACOG ed il marchio MADE IN USA, a laser è invece inciso 1.5×16.
Sul lato sinistro nella parte frontale sono riportati a laser altri dati del produttore, e la matricola sia numerica che in Qrcode , quest’ultima è poi tramite punzonatura sul lato sinistro di entrambe le parti che la compongono.
Nella parte inferiore è presente la nervatura prevista per il montaggio su maniglione, un sistema adottato sin dai primissimi ACOG. Il foro passante ricavato nella nervatura permette di usare le mire metalliche dell’arma anche con l’ottica montata sulla maniglia di trasporto. La stessa nervatura servirà poi a fissarla sulle varie basi picatinny disponibili, in questo caso quella Larue.
La parte superiore frontale è  caratterizzata dalla presenza della fibra ottica annegata in un blocchetto di plastica che concorre all’illuminazione del reticolo, il colore della fibra corrisponde al colore dell’illuminazione reticolo. Sul lato superiore e destro si trovano i tappi delle regolazioni; in alto l’elevazione di lato la deriva.
Svitati i tappi tenuti da degli O-ring che ne garantiscono la tenuta stagna si scoprono i cursori di regolazione. Su di questi sono marcati sia le tecche corrispondenti ai click che una freccia col verso di rotazione e la lettera R (right) per la deriva ed U (up) per l’alzo ed indicano il il senso in cui si muove il punto di impatto della palla: ossia se ruoto la deriva nella direzione indicata dalla R (destra) il punto di impatto si sposa a destra.
Sulle torrette sono presenti delle tacche che corrispondono ai click ognuno di questo è uno spostamento di 2 cm del punto di impatto sul bersaglio a 100 yards. Il movimento delle regolazioni può avvenire tramite un cacciavite o tramite il fondello di una cartuccia.
L’ottica di fabbrica è azzerata meccanicamente ma ovviamente su ogni arma andrà poi azzerata nuovamente.
La luminosità delle lenti è decisamente molto buona ed il reticolo appare ben nitido e perfettamente leggibile.
L’illuminazione del reticolo è garantita da due fonti: il trizio che interviene in caso di assenza di luce esterna, e la fibra
ottica che interviene in caso di luce ambientale.
Il primo è un isotopo radioattivo che emette una radiazione beta a bassa energia che non può attraversare cute umana, risultando quindi dannoso solo per inalazione o ingestione. La sua bassissima carica lo rende di fatto innocuo e difficilmente rilevabile. Generalmente si esaurisce in una decina di anni o poco più. Da anni è impiegato sia in ambito civile che militare per rendere luminescenti in condizioni di buio o scarsa luminosità lancette di orologi, segnali o indicatori tacche di mira mirini in condizioni di totale oscurità. In questo caso il trizio all’interno dell’ottica interviene illuminando il reticolo in totale assenza di luce, si può fare una prova l’interno di una stanza totalmente buia o di notte. Dopo qualche minuto quando la vista si è abituata all’oscurità traguardando nell’ottica il reticolo risulterà illuminato (in questo modello di rosso), in caso non succeda o il trizio è esaurito o ci sono altri problemi all’ottica. Ovviamente in questa situazione la fibra ottica è assolutamente inutile.
Per capire invece come la fibra ottica convogli la luce all’interno illuminando il reticolo basta traguardare di giorno in una stanza illuminata dove il reticolo risulterà molto luminoso. Se si copre con una mano la fibra ottica il reticolo sembra spegnersi del tutto ma, se copre anche il davanti dell’ottica in realtà si nota come sia sempre e comunque illuminato dal trizio anche se in maniera insufficiente durante il giorno o in ambienti luminosi.
Se invece si punta il reticolo contro una sorgente di luce, o un muro bianco in pieno sole; o contro una finestra da cui entra molta luce esso appare nero in quanto la luminosità del reticolo non è più percepibile e resta visibile il reticolo inciso.
I vantaggi di una soluzione come questa non sono certo trascurabili specie rispetto altre tecnologia abitualmente impiegate per ottiche dedicate al CQB o pensate per acquisizioni rapide come i punti rossi e le olografiche.
Prima di tutto la presenza del reticolo non è legata una batteria o ad un altra fonte di illuminazione che se dovesse esaurirsi o danneggiarsi a livello elettronico lo farebbe sparire del tutto (da qui l’utilità di avere delle mire in cowitness che in caso di spegnimento improvviso, gia alzate o oppure alzabili in pochi istanti). Un reticolo inciso sta sempre li finché non si tira una mazzata all’ottica e la si distrugge.
Un altro fattore non da sottovalutare è la nitidezza il dettaglio e la finezza del reticolo sia illuminato che non. Infatti con olografici e punti rossi, per quanto si siano fatti progressi la definizione del reticolo o del punto e la sua finezza sarà mai come quella di un reticolo inciso.
Questi due fattori sono stati risolti anche da altri produttori, come Leupold e Vortex tramite le loro ottiche Prismatic e Prism Scope, in pratica (semplificando il concetto all’estremo) mettendo un reticolo inciso dentro il corpo di punto rosso.
La soluzione Trijicon sull’illuminazione resta invece esemplare nel aver totalmente liberato l’operatore dal doversi preoccupare di accendere, spegnere o regolare l’intensità.
È infatti affidata ad un interruttore a pulsante o ruotabile sia nelle Prismatic che nei punti rossi che nelle olografiche l’intensità dell’illuminazione del reticolo.
Proprio in un punto rosso e in un olografica (esempio Aimpoint ed Eotech) il reticolo per essere visibile in condizioni di estrema luce deve essere regolato al massimo, regolazione che in caso si passi ad un ambiente chiuso o in ombra rendono necessaria una diminuzione dell’intensità per non essere disturbati dal riverbero che si crea sulle lenti o nel tubo.
Il montaggio sulla basetta della Larue non richiede nessun particolare accorgimento se non di non stringere troppo la vite.
Altro fattore per poter aver la massima fruibilità dell’ottica è il suo posizionamento sull’arma, cosa che determinerà l eye relief (distanza tra il nostro occhio e la lente). Questo modello ha un eye relief tra i 0.6 ed 3.7 pollici (15.2-94 mm), siccome sono vari i fattori che possono intervenire sull’ eye relief che avremo nella pozione di tiro è bene tenerne conto e fare delle prove e trovare quella più adatta.
L’azzeramento raccomandato è a 50 metri (60 yards); l’azzeramento ossia fare coincidere il punto di mira (POA: point of aiming) col punto di impatto (POI: point of impact)a questa distanza con l’ottica posizionata sul flat top, o direttamente sul maniglione farà si che a da 0 a 240 metri (261 yards) la differenza del POI non sia sopra o sotto di oltre 3 pollici (circa 76 mm) rispetto il POA, ovviamente il tutto inteso con una munizione di adeguate caratteristiche.
In caso non sia possibile tarare ai 50 metri si può effettuare un azzeramento anche a 25 metri avendo cura di regolare il POI circa 2.2 pollici (circa 56 mm) sotto il POA.
A livello di impiego come riportato sul manuale l’ottica è studia per essere usta con entrambi gli occhi aperti per acquisire velocemente bersagli da 0 a 300 metri ( ad essere capaci colpirli….).
Per abituarsi all’uso della mira suggeriscono la seguente procedura:

  • aprire entrambi gli occhi
  • mettere a fuoco il bersaglio
  • portare arma ed ottica sulla linea di mira SENZA mettere a fuoco il reticolo.

Effettivamente con un po di prove e di abitudine si cominci a familiarizzare e riuscire a farlo, anche se all’inizio la tentazione di mettere a fuoco il reticolo è quasi incontrollabile.
Facendo un po di prove a varie distanze si noterà come con bersagli estremamente vicini la cosa sia meno istintiva e l’occhio tenda a spostarsi e concentrarsi sul reticolo, in questi casi il produttore suggerisce letteralmente di non perdere tempo ad cercare un campo visivo completo, la forma del reticolo o centrare il reticolo, suggerisce di sovrapporre il colore al bersaglio e tirare il grilletto.
Più facile a dirsi che a farsi se non si ha un po di allenamento alle spalle…. ma una volta che la si ha è possibile acquisire bersagli fino a 300 metri mirando con entrambi gli occhi aperti, ovviamente il tempo necessario per collimare in maniera più precisa sarà maggiore di quello a distanze molto ridotte.
Un altra questione non propriamente intuitiva, e spiegata dal manuale, riguarda l’ingaggio di bersagli in rapido movimento usando entrambi gli occhi aperti; per farlo tira in ballo quello che è stato definito come BAC (Bindon aiming concept ).
Glyn Bindon, fondatore della Trijicon sponsorizzando e basandosi su numerose ricerche nel corso degli anni è arrivato a dimostrare come la capacità inconscia del cervello umano di ignorare l’immagine percepita da un occhio quadro questa risulti più sfocata e meno dettagliata di quella percepita dall’altro potesse essere alla base dell progettazione di sistemi di mira ed alla base di una tecnica di mira ben precisa.
Nello specifico, nel momento in cui si acquisisce rapidamente un bersaglio in movimento con entrambi gli occhi aperti l’immagine percepita dal occhio che traguarda nell’ottica; a causa degli ingrandimenti verrà percepita dal cervello come più sfocata e meno nitida dell’immagine percepita dall’altro occhio. Questo automaticamente porterà il cervello a considerare solo l’immagine proveniente dall’occhio “privo di ingrandimenti.”
Se all’avvicinarsi al bersaglio si diminuisce la velocità di movimento la sfocatura dell’immagine diminuirà sino a sparire e il cervello automaticamente considererà l’immagine più dettagliata proveniente dall’ottica.
A questo vanno uniti anche altri studi che hanno dimostrato come il cervello sempre in maniera inconscia possa sovrapporre dati provenienti da entrambi gli occhi in particolari condizioni. Su questi particolari si sono concentrati gli studi dei reticoli, che hanno portato a dimostrare come un normale punto rosso, o un reticolo estremamente semplice permettesse al cervello di unire senza problemi l’immagine dell’occhio che traguarda a quella dell’occhio che non traguarda.
In pratica quando si muove l’arma velocemente sul bersaglio non si noterà nessun ingrandimento in quanto il cervello si concentrerà sull’immagine proveniente dall’occhio libero ma si percepirà lo stesso il reticolo illuminato come una mira reflex 1×. Nel momento in cui il reticolo è in prossimità del bersaglio rallentando il movimento il cervello automaticamente tenderà a concentrarsi sull’immagine ingrandita permettendo una mira più efficace.
E’ altrettanto importante sapere quale sia il proprio occhi dominante, in quanto sarebbe ottimale usare i dispositivi di mira con questo, in caso contrario potrebbero verificarsi degli spostamenti tra punto di impatto e punto mirato.
Anche se pare più facile a dirsi che a a farsi con un po di pratica i risultati gia si possono cominciare a vedere. Ovviamente per fare esercizi di questo tipo è necessario poter accedere ad un cava o ad un poligono privato dove si possono posizionare sagome a varie distanze e poter quindi allenarsi e provare le differenze reali.
Anche se gia avevamo un ACOG 4× un po di pratica è stata necessaria per abituarsi e cominciare a gestire l’ottica. Purtroppo la dimensione dei campi a cui abbiamo accesso permette di lavorare da 0 a 60 metri, non abbiamo quindi avuto modo di provare in imbracciata a distanze superiori.
Una volta determinato la pozione ottimale sull’arma la mira è comunque davvero valida, l’effetto tubo ridotto al minimo e l’immagine risulta davvero nitida e pulita.
L’ottica è montata su di un NEA 5.56 con canna da 12 pollici si è comportata molto bene. La gestibilità del calibro la rende molto piacevole da usare su bersagli multipli a varie distanze con risultati decisamente soddisfacenti. Nel tiro mirato in appoggio anche se non è certo l’ottica più indicata grazie al reticolo ben definito permette comunque un ingaggio con riferimenti precisi.
Montata su qualunque arma , che si tratti di un AR in 5.56 od in 300AAC, un MP5 o una CZ Skorpion Evo, una BT o qualunque altra arma dedicata ad un uso CQB sicuramente darà ottime prestazioni, ovviamente in base al calibro sarà o meno valida la corrispondenza balistica della munizione con il reticolo oltre una certa distanza.
Abbiamo fatto un raffronto diretto con un ACOG TA01NSN 4×32. Effettivamente i 4 ingrandimenti rendono il TA01 meno adatto all’uso a brevissime distanze rispetto il fratellino 1.5×, non a caso è stato dotato di una mira di backup metallica da usare a distanze brevissime che sono più che sufficienti all’ingaggio di una sagoma.
Il piccolo 1.5x si dimostra molto versatile e più facilmente impiegabile in usi ludici-sportivi visto la semplicità del reticolo e le sue caratteristiche.
Purtroppo come tutti gli ACOG ed i Trijicon in generale non è proposta a cifre molto popolari sia sui listini del produttore che su quelli di eventuali importatori europei o italiani, fortunatamente online si trovano spesso a cifre sensibilmente più basse. Una buona notizia è che non essendo questa serie sottoposta a limitazioni ITAR non ha restrizioni sull’esportazione…..o meglio non dovrebbe… visto che molti venditori comunque si rifiutano di spedire fuori dagli Usa anche una sola vite.

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