UN PO’ DI STORIA
All’indomani della Grande Guerra, le dottrine militari subirono una radicale trasformazione. L’esercito francese, consapevole dell’obsolescenza del vecchio revolver Modèle 1892 in calibro 8mm Lebel, avviò un ambizioso programma di ammodernamento. Nel 1921, venne indetta una gara per una nuova arma corta d’ordinanza, definendo requisiti che all’epoca apparivano quasi futuristici: la pistola doveva essere letale fino a 50 metri, camerare il potente calibro 9 mm Parabellum, avere un caricatore ad alta capacità (almeno 10 colpi), pesare meno di 1 kg e disporre di un alzo graduato fino a 600 metri per l’impiego con calciolo.
La Fabrique Nationale d’Herstal (FN) rispose alla sfida mettendo in campo un “dream team” ingegneristico: John Moses Browning, il genio dietro la 1911, e il suo brillante assistente Dieudonné Joseph Saive (futuro padre del leggendario FAL). Saive ebbe l’intuizione rivoluzionaria di progettare il primo caricatore bifilare ad alta capacità, mentre Browning si occupò della meccanica della pistola.
Il cammino verso la perfezione
Il primo prototipo, denominato Grand Rendement (1922), pur essendo tecnicamente superiore alla concorrenza, non convinse i francesi. L’arma presentava criticità strutturali: il sistema a percussore lanciato era considerato meno sicuro del cane esterno, lo smontaggio richiedeva una forza fisica eccessiva e mancavano avvisatori tattili o visivi per il colpo in canna e l’esaurimento dei colpi. Browning morì nel 1926, poco prima che i suoi brevetti venissero approvati, lasciando a Saive l’onere di completare l’opera.
Nel 1928, con la scadenza dei brevetti della Colt 1911, Saive ebbe finalmente la libertà di integrare soluzioni più collaudate, come lo smontaggio semplificato e il cane esterno inerziale. Nonostante l’arma fosse ormai matura, la Francia continuò a richiedere modifiche assurde, come il cameramento nel calibro 7.65 Lungo, per poi scartare il progetto FN in favore di produzioni nazionali.
Il trionfo della “Grand Puissance”
Senza perdersi d’animo, la FN decise di puntare sul mercato internazionale. Nel 1934, la pistola aveva raggiunto la sua forma definitiva: ergonomica, affidabile e con una capacità di fuoco senza precedenti (13+1 colpi). Nel maggio del 1935, il Belgio divenne il primo cliente ufficiale adottando la Grand Puissance 35, ordinando un lotto iniziale di mille pezzi dotati di alzo a 500 metri e calcio-fondina in legno.
Il successo fu immediato e travolgente. Dopo aver risolto un iniziale problema di fragilità allo zoccolo della canna (riprogettando la rampa di alimentazione), l’arma venne adottata da Cina, Perù, Estonia e Lituania.
L’occupazione e la conversione bellica
L’ascesa della HP35 subì una brusca sterzata nel 1940. Mentre la FN stava completando importanti commesse per Finlandia e Svezia, le truppe del Terzo Reich occuparono il Belgio. Riconoscendo l’eccezionalità del progetto, i tedeschi non interruppero la produzione, ma la asservirono immediatamente alle esigenze della Wehrmacht. Sotto la nuova gestione, l’arma venne ridenominata Pistole 640(b), diventando una delle armi corte preferite dai reparti d’élite tedeschi, come le Waffen-SS e i Fallschirmjäger (paracadutisti), che ne apprezzavano l’autonomia di fuoco superiore a qualsiasi altra arma da fianco tedesca dell’epoca.
LA PRODUZIONE SOTTO OCCUPAZIONE: La Pistole 640(b)
Dopo l’occupazione tedesca del Belgio, la FN venne posta sotto la supervisione del DWM (Deutsche Waffen- und Munitionsfabriken). I tedeschi, comprendendo l’efficacia della High Power, la codificarono come Pistole 640(b) (dove “b” sta per belgisch). L’arma divenne rapidamente una delle prede belliche più ambite, assegnata prioritariamente alle Waffen-SS e ai paracadutisti della Fallschirmjäger, che ne apprezzavano l’elevato volume di fuoco in combattimenti ravvicinati.
L’evoluzione della produzione durante gli anni del conflitto è lo specchio delle necessità belliche del Terzo Reich. Man mano che la pressione sui fronti aumentava, la qualità estetica e la complessità meccanica dell’arma vennero sacrificate in favore della velocità di assemblaggio. Si passò così dalle pregiate bruniture pre-belliche a finiture grezze (spesso con evidenti segni di lavorazione), eliminando componenti ritenute non essenziali come la sicura al caricatore, la tacca di mira regolabile (alzo) e l’intaglio sul dorsalino per il calciolo.
Cronologia delle Varianti Tedesche (1940-1944)
L’analisi dei punzoni di accettazione (Waffenamt – WaA) e dei range matricolari permette di distinguere cinque fasi produttive principali:
- Variante 1 (Pre-occupazione): Esemplari già ultimati per commesse estere (Cina, Lituania) sequestrati dai tedeschi. Presentano ancora l’alzo graduato e l’attacco per il calciolo. Le matricole vanno da 1 a 45.000 e spesso mostrano il doppio punzone: quello civile belga e il militare tedesco WaA613.
- Variante 2 (Ibrida): Modelli assemblati utilizzando componenti semilavorate trovate nei magazzini FN. In questa fase la matricola sulla canna viene spostata sul lato destro per facilitarne la lettura esterna. Punzoni WaA613, matricole tra 45.000 e 53.000.
- Variante 3 (Produzione Standard Occupata): Prima vera produzione sotto controllo tedesco integrale. Viene rimosso l’attacco per il calciolo. Si susseguono diversi ispettori WaA: WaA613 (fino a 60.000), WaA103 (fino a 90.000) e il celebre WaA140 (fino a 145.000).
- Variante 4 (Semplificata): Viene introdotta la tacca di mira fissa, eliminando la complessa fresatura per l’alzo graduato. Punzone WaA140, matricole da 145.000 a 212.000.
- Variante 5 (Fine Guerra): Caratterizzata da una finitura molto povera e dall’assenza della sicura automatica al percussore. Viene introdotta una nuova numerazione a 5 cifre con suffisso alfabetico (1a – 99.999a e poi 1b – 65.000b).
L’ALTERNATIVA CANADESE: La John Inglis
Una pagina fondamentale della storia della HP35 si scrisse in Nord America. Quando il Belgio cadde, Dieudonné Saive riuscì a fuggire portando con sé i disegni tecnici del progetto. Raggiunto il Canada, collaborò con la fabbrica John Inglisdi Toronto. Qui nacque la versione alleata, chiamata ufficialmente Browning Hi-Power, prodotta in grandi volumi per le forze cinesi (modelli con alzo e calciolo) e per il Commonwealth (modelli a tacca fissa), diventando l’unica arma corta ad essere stata prodotta su larga scala da entrambi gli schieramenti durante il conflitto.
DALLA LIBERAZIONE AI GIORNI NOSTRI
Dopo la liberazione di Liegi, avvenuta il 6 settembre 1944, la FN tornò rapidamente in attività per equipaggiare il ricostituito esercito belga e le forze alleate. I primi esemplari post-bellici erano identici a quelli di fine guerra, ma gradualmente vennero ripristinati gli standard qualitativi elevati: riapparvero la sicura al caricatore e le bruniture lucide.
La longevità della HP35 è senza eguali. È rimasta l’arma da fianco di riferimento per decine di nazioni per tutto il XX secolo. Nel corso dei decenni, l’arma ha beneficiato di aggiornamenti come la sicura ambidestra, mirini ad alta visibilità e l’introduzione dell’estrattore esterno. Sebbene il fusto in acciaio rimanga l’originale, la HP35 ha visto varianti moderne con fusti in alluminio leggero, modelli compatti per il porto occulto e camerature in calibri più moderni come il .40 S&W, confermando la validità del progetto originale di Browning e Saive a quasi un secolo di distanza.
TECNICA E FUNZIONAMENTO

La F.N. GP35 è una pistola con chiusura stabile a corto rinculo canna. Subito dopo lo sparo, la canna vincolata al carrello tramite due risalti semicilindrici inizia, contrastata dalla molla di recupero, un movimento retrogrado. La canna è anche vincolata al corpo dell’arma tramite uno zoccolo inclinato che scivola sopra ad un traversino. Ne risulta quindi un duplice movimento retrogrado e verso il basso; nel momento in cui si abbassa al punto che il carrello non risulta più agganciato tramite i due risalti, quest’ultimo continua la sua corsa contrastato solo dalla molla di recupero. Nel suo moto spinge indietro il cane riportandolo in posizione armata, mantiene la presa sul bossolo spento tramite un estrattore a piena lunghezza (di tipo esterno nei modelli post-bellici), facendolo poi scontrare sulla protuberanza dell’espulsore e causando così l’espulsione di quest’ultimo. Raggiunta la fine corsa, il carrello ritorna in chiusura, prelevando un nuovo colpo dal caricatore. Si ricorda che quest’arma fu la prima pistola moderna, in grande calibro, ad utilizzare un caricatore bifilare. Durante il movimento di chiusura, il carrello riaggancia la canna, spingendola in avanti ed in alto fino alla completa chiusura. Nel sistema Browning applicato sulle Colt 1911, rispetto a quello dellaHP35, il movimento della canna non è affidato ad un piano inclinato ma ad una bielletta mobile.

Insolito è il sistema di scatto, dove il grilletto quando viene premuto, trasforma il moto su un leveraggio verticale, che agendo su un bilanciere all’interno del carrello, fa abbassare il controcane, costituito da un trapezio. Questo sistema funge anche disconnettore e sicura di carrello chiuso, impedendo lo sparo accidentale nel caso in cui l’arma non sia completamente chiusa. Il cane dopo lo sgancio, spinto da una molla, finisce la sua corsa su un percussore inerziale, il quale va a scaricare la propria energia cinetica sulla capsula della nuova munizione, innescando così un nuovo sparo. L’arma è altresì dotata si una sicura manuale, inseribile solo ad arma armata, ed ha lo scopo di bloccare il carrello in apertura per facilitarne lo smontaggio e blocca il cane in posizione armata ed impedendo al contro cane di muoversi. È anche presente una sicura al caricatore, che blocca lo sgancio del cane nel caso in cui non sia presente, anche vuoto, un caricatore nell’arma. Nei modelli post-bellici è anche presente una sicura automatica al percussore azionata dal bilanciere dello scatto.
Una curiosità, le canne prodotte dalla F.N. dopo il 1963 hanno la canna fatta un due pezzi saldo-brasati assieme all’altezza dello scanso sullo zoccolo .
SMONTAGGIO DA CAMPO

Lo smontaggio di quest’arma è decisamente facile, soprattutto se paragonato ad altre armi dell’epoca. Innanzitutto, dopo aver estratto il caricatore ed essersi assicurati che la camera di cartuccia sia vuota, si procede bloccando il carrello in posizione arretrata alzando la sicura e facendola incastrare nell’apposito intaglio presente nel carrello. In questo modo la forza esercitata dalla molla principale di recupero è praticamente annullata. Si procede poi sfilando la leva dell’hold-open, agevolati dalla sporgenza di quest’ultimo sul suo lato destro e dallo scanso sul carrello.
Si abbassa la leva della sicura e sfilare l’assieme canna- carrello in avanti.
A questo punto facendo attenzione si può togliere la molla di recupero con il relativo guida molla ed infine sfilare la canna. Il rimontaggio è altrettanto semplice, si inserisce in sede la canna, si inserisce il guida molla con la relativa molla, si inserisce nelle guide del fusto l’assieme canna-carrello, si blocca in posizione aperta, si inserisce la leva dell’hold-open, forzandola quel tanto basta visto che all’interno della asta guida molla è presente una sfera atta a bloccare l’hold-open in posizione corretta ed a scongiurare possibili uscite accidentali.
Specifiche tecniche
| Nome | HP-35 |
|---|---|
| Lunghezza arma | 197 mm |
| Lunghezza canna | 119 mm |
| Peso | 1 kg |
| Munizione | 9 × 19 mm |
| Calibro | 9 mm |
| Funzionamento | Singola azione. Corto rinculo. |
| Sistema di alimentazione | Caricatori da 13 o 15 colpi. |
| Range Effettivo | 50 m |
| Velocità alla Bocca | 335 m/s |
| Anno Progettazione | 1914–1935 |
| Progettista | John Browning - Dieudonné Saive |
| Produttore | F.N. Browning |
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Articolo, scritto dall'autore, precedentemente pubblicato sulla rivista "Eterna Vigilanza".
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grazie ne posseggo una mi è stato molto utile ……..bruno
Grazie.
perchè alcune browing hp35 non anno la marca
Ne posseggo una con matricola < 45.000, senza alzo graduato e senza attacco del calciolo, con un punzone "BRIGANT" (si legge male)… Come dovrebbe classificarsi?
Buongiorno, ottimo articolo, dettagliato e preciso. Io ne posseggo una, brunita e cromata con incisioni a bulino, para grilletto modificato Kombat, in calibro 7,65 para-
Voglio vendere quest’arma, matricola 145……18048.
La mia domanda: E’ possibile sostituire la canna per 7,65 parabellum con una canna per calibro 9?
Nel ringraziarvi e in attesa di vostra gradita risposta, porgo cordiali saluti.
Davide Consiglieri
Ciao Davide.
Certo che è possibile. E’ una cosa che un armiere può tranquillamente fare.