Caricatori per Armi, Come Muoversi Oggi

Ultimo aggiornamento : mercoledì 31 maggio 2017

[Per andare direttamente alla vigente normativa sui caricatori, (decretaccio), clicca qui]

A seguito dell’abrogazione dell’art. 7 della Legge 18 aprile 1975, n. 110 per effetto della Legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2012) in modo forsennato, si è corsi all’acquisto, e talvolta uso, di serbatoi per armi (semi)automatiche di capienza superiore a quelle fino ad allora ammessa.
A tutt’oggi, molti appassionati e non, sono all’oscuro o preferiscono ignorare quelle che sono le attuali disposizioni in termini di legge.
Per provare a fare un di chiarezza, ripercorriamo le tappe normative di questi oggetti. Chi non ha interesse a leggere la storia di questi accessori, può andare direttamente alla normativa attuale cliccando qui.

 

La Preistoria

Siamo prima del 18 aprile 1975. Le armi non erano pienamente regolamentate.
Non erano ammesse quelle nei calibri vietati come il 9 x 19 mm Luger, il 9 corto, il .45 ACP, il 7.62 x 39 mm, il .308 Winchester o 7.62 x 51 mm NATO.
La detenzione delle armi doveva essere denunciata, e non vi era nessun parametro che le definisse.
Queste armi, introdotte nello Stato Italiano prima del 18 aprile 1975, oggi meglio conosciute come ante-catalogo, potevano avere serbatoi di capienza non definita.

L’era del Catalogo

Il Catalogo Nazionale Delle Armi, perfetta complicazione burocratica italiana, aveva l’onere di elencare le armi ammesse per il mercato civile, ovvero le armi comuni.
Dal decreto di attuazione originario, doveva essere catalogate tutte le armi, lunghe o corte, con canna liscia o rigata che sia.
Purtroppo negli anni furono emanati alcuni Decreti Attuativi, atti ad elencare le modalità di richiesta, e gestione. Si decise che per le armi a canna liscia, dapprima solo quelle con canna avente lunghezza superiore a 450 millimetri, non vi fosse la necessità di questo fardello burocratico. Poi, prima che le operazioni iniziassero (D.M. 18 settembre 1979), lo si estese a tutte le armi aventi canna liscia. (Qui purtroppo nacque la convinzione che le armi da caccia a canna lisca siano solo quelle con canna maggiore di 450 mm, ma in realtà sono da caccia tutte le armi lunghe rispondenti ai criteri cui l’articolo 13 della successiva legge 157).
Per le armi a canna rigata, fu indicato come parametro di distinzione il numero di colpi presenti nel serbatoio, da qui il vincolo del rispetto del numero massimo di colpi senza incorrere nel reato di alterazione di arma.
Inizialmente, il Ministero dell’Interno, sentito il parere della Commissione si limitava ad ammettere come comuni, solo le armi  lunghe aventi massimo 5 colpi, questo senza però vi fosse un indicazione precisa riguardo la scelta di questo numero. In seguito tale limite fu ampliato a 10 colpi, e i vecchi decreti di classificazione furono aggiornati.
I caricatori, erano elencati tra le parti fondamentali di arma(*) qualora rispettassero la capienza prescritta nella scheda di catalogazione, o come parte di arma clandestina qualora avessero una capienza non riconducibile a nessuna arma catalogata. Questi ultimi, per la Cassazione sono stati considerati come parte di arma da guerra.
(*) In realtà non vi è era una specifica enumerazione e identificazione delle parti di arma prima dell’attuazione della direttiva 2008/51/CE, ma si riteneva che le parti elencate dall’art.19 della Legge 110/1975, essendo soggette all’avviso di trasporto, potevano considerarsi come “parti essenziali” soggette al medesimo regime giuridico delle armi.

Le armi sportive ai tempi del catalogo

Nei tempi del catalogo, la detenzione di armi comuni da sparo, per fini diversi da quelli previsti dall’articolo 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, era limitata al numero di due per le armi comuni da sparo e per le armi da caccia al numero di sei.
Per dare più respiro al mercato fu emanatala la Legge 25 marzo 1986, n. 85 (Norme in materia di armi per uso sportivo; detta Legge “Lo Bello”) al fine di creare una categoria di armi (prevalentemente non da caccia, ossia corte) dove il limite di detenzione fosse aumento al numero di sei armi. Per quanto riguarda la catalogazione, si decise che l’approvazione di tale classificazione andasse esclusivamente fatta al momento della richiesta di catalogazione.
Il numero massimo di colpi del serbatoio, venne di fatto, imposto al numero di 5 per le armi lunghe normali (dicasi armi comuni), e occasionalmente a 10 per le sportive; per le armi corte, tra sportive e non, non vi sono mai state grandi differenze sulla capienza massima.

Le parti di arma da guerra

Con la Legge 9 luglio 1990, n. 185 (Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento), nel suo allegato, sono elencate le parti di arma da guerra.
Si ricorda che ogni parte esclusivamente riferibile a un’arma da guerra, è parte di arma di guerra, anche una singola vite, se questa è specifica solo per un’arma da guerra.
Nell’allegato, sono espressamente indicati i serbatoi per armi da guerra.
I caricatori espressamente costruiti per gli armamenti sono quindi considerati da guerra.
Ne deriva che un serbatoio quindi può essere parte di arma comune, oppure parte di arma clandestina, oppure parte di arma da guerra, in base alla sua capienza o arma di appartenenza.

Le armi da guerra trasformate in armi comuni (Le Armi Demilitarizzate)

E’ con una serie di circolari che sono definite le operazioni tecniche per trasformare le armi da guerra in armi comuni.
In realtà le circolari in questione sono tre, una pubblicata in Gazzetta nel 1994, la seconda nel 1995, ed infine l’attuale nel 2002 (Circolare 11 luglio 1994, n. 559/C.50106.D.94; Circolare 21 luglio 1995, n. 559/C.50106.D.95; CIRCOLARE 20 settembre 2002, n.557 – Pubblicata Gazzetta N. 234 del 05 Ottobre 2002)
Stringendo il discorso, la circolare dice che diventano comuni i caricatori di capienza nativa per armi da guerra solo qualora questi siano ridotti al numero specifico indicato nel Catalogo per l’arma in questione, in modo irreversibile.

Caricatori, oggetti non parti

Con l’adeguamento alla Direttiva 2008/51/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, attuato dal Decreto Legislativo 29 settembre 2013, n. 121 che i caricatori per armi comuni, sono sollevati dagli obblighi legali delle parti di armi comuni a partire dal 1 luglio 2011.
Prima dell’entrata in vigore, viene però emanato il Decreto 11 aprile 2012 che approva il nuovo elenco dei materiali d’armamento da comprendere nelle categorie previste dall’art. 2, comma 3, della Legge 185/90, il quale considera i caricatori (più genericamente indicati con il termine “serbatoi”) come materiale d’armamento se appositamente progettato per arma da guerra.
Di fatto, quindi, Il Dlgs 204/2010 ha solo reso meri oggetti i soli caricatori per le armi comuni, nulla potendo fare per quelli espressamente progettati per le armi da guerra.
Grazie poi alla standardizzazione industriale, oggi giorno è veramente raro trovare serbatoi espressamente previsti su solo armi militari.

La fine del Catalogo

E’ con la Legge 12 novembre 2011, n. 183 che è abrogato in toto l’articolo 7 della Legge 110, articolo che obbliga ogni arma a canna rigata, ad avere caratteristiche identiche al prototipo indicato nel catalogo. Da questo momento, i serbatoi per armi comuni o clandestine sono definitivamente oggetti.
Da questo momento, ogni serbatoio non esclusivamente utilizzabile solo su armi da guerra, è un oggetto non soggetto a restrizioni legislative.
Stessa cosa per armi fino ad ora legalmente detenute, non vi è più limite di colpi.

Il Banco Nazionale di Prova

Il periodo in cui tutto era concesso è durato poco.
Tralasciando il defunto Decreto Legge 79 del 2012, morto di scadenza naturale nei termini di legge, è con la Legge 7 agosto 2012, n. 135 che il Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia, assume un ruolo fondamentale di ente avente il compito della verifica delle caratteristiche di arma comune alle armi secondo la Direttiva CEE 477/91.
Dato che la Direttiva EU, non prevede la capienza dei caricatori quale parametro fondamentale di classificazione, la capienza del serbatoio sarebbe prettamente superflua, ma purtroppo rimane in vigore tutt’oggi l’articolo 2 della Legge 110, il quale articolo indica come comuni le armi aventi limitato volume di fuoco. E’ inutile disquisire se sia inteso il rateo dell’arma stessa o la capacità massima, per il Banco, il volume di fuoco, è prettamente la capienza massima.
Dopo un periodo iniziale di titubanza, sono state classificate comuni le armi con serbatoio massimo da 30 colpi, purché non camerate in un calibro “militare”. Le armi nei “calibri militari”, il cui elenco è gestito dal Banco stesso sono concesse con un massimo di 29 colpi di capienza del serbatoio.

Decreto Legislativo 29 settembre 2013, n. 121

A quanto pare, il terrore che potessero proliferare armi ad elevato volume di fuoco, ha indotto il Ministero ad introdurre queste modifiche nel Decreto di adeguamento del Dlgs 204 / 2010.
Le modifiche apportate da questo Decreto, nell’articolo 2 della Legge 110  / 1975 e le sue norme transitorie, non sono da intendersi retroattive nel senso stretto del termine, ma disciplinano un’attività futura.
Nel dettaglio, allo stato attuale, tutte le armi introdotte nello Stato (o comunque autorizzate all’introduzione) oppure vendute dopo la sua entrata in vigore (15 novembre 2013), devono avere un serbatoio di capienza massima di 5 colpi per le lunghe, e 15 colpi per corte.
Solo le armi classificate sportive  possono essere introdotte (o vendute) con un serbatoio di capienza maggiore (della capienza massima prevista per l’attività sportiva nella quale l’arma è utilizzata.Attualmente FITDS non ha un limite massimo di colpi imposto da regolamento internazionale ).
Il Decreto in questione, come già anticipato, per mezzo delle disposizioni finali (Art. 6) regolamenta  le attività future.
Nel dettaglio queste recitano che tutte le armi ed i caricatori introdotti in Italia prima della sua entrata in vigore (15.11.2013), possono essere vendute/cedute/acquistate nella loro capienza fino e non oltre il 15 novembre 2015. Dopo tale data, il cedente dovrà adeguare (a sue spese) la capienza massima delle armi nei limiti di legge.
Poco è detto riguardo le operazioni tecniche necessarie all’adeguamento, anche perchè si menzionano le difficoltà riscontrate dal Banco di Prova stesso a causa delle diverse forme e materiali.

Art. 2
Alla legge 18 aprile 1975, n. 110, come modificata dal decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204, recante attuazione della direttiva 2008/51/CE, che modifica la direttiva 91/477/CEE relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 2 sono apportate le seguenti modificazioni: 1) al secondo comma, dopo la parola: «parabellum» sono inserite le seguenti: «, nonché di armi comuni da sparo, salvo quanto previsto per quelle per uso sportivo, per le armi antiche e per le repliche di armi antiche, con caricatori o serbatoi, fissi o amovibili, contenenti un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe ed un numero superiore a 15 colpi per le armi corte, nonché di tali caricatori e di ogni dispositivo progettato o adattato per attenuare il rumore causato da uno sparo. Per le repliche di armi antiche e’ ammesso un numero di colpi non superiore a 10»;

Art. 3
Modifiche alla legge 25 marzo 1986, n. 85 1. All’articolo 2 della legge 25 marzo 1986, n. 85, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1. Alle armi per uso sportivo viene riconosciuta, nel rispetto delle norme della legge 7 agosto 1990, n. 241, tale qualifica, a richiesta del fabbricante o dell’importatore, dal Banco nazionale di prova, sentite le federazioni sportive interessate affiliate o associate al CONI. Per le armi per uso sportivo sono ammessi caricatori o serbatoi, fissi o amovibili, contenenti un numero di colpi maggiore rispetto a quanto previsto dall’art. 2, comma 3, della legge 18 aprile 1975, n. 110, se previsto dalla disciplina sportiva prescritta dalle federazioni sportive interessate affiliate o associate al CONI.»; b) il comma 3 e’ sostituito dal seguente: «3. Delle armi per uso sportivo sottoposte a verifica da parte del Banco nazionale di prova e’ redatto un apposito elenco.».

Art 6
comma 3 : Le armi prodotte, assemblate o introdotte nel territorio dello Stato, autorizzate dalle competenti autorità di pubblica sicurezza ovvero sottoposte ad accertamento del Banco nazionale di prova ai sensi dell’articolo 11, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, prima dell’entrata in vigore del presente decreto, continuano ad essere legittimamente detenute e ne è consentita, senza obbligo di conformazione alle prescrizioni sul limite dei colpi, la cessione a terzi a qualunque titolo nel termine massimo di 24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Legge 17 aprile 2015 n.43

La legge 17 aprile 2015, detta anche decrettaccio, obbliga tutti i detentori di “caricatori maggiorati” a denunciarne la detenzione ai sensi dell’Art.38 del TULPS.
Attenzione perchè le modifiche introdotte da questa Legge, obbbligano la denuncia di tutti i caricatori di armi lunghe maggiori di 5 colpi, e di armi corte maggiori di 15 colpi, ma si parla di armi genericamente, non nello specifico delle armi da fuco. Vanno quindi denuciati anche i caricatori “maggiorati” delle armi da aria compressa.
Per come sono state inserite le modifiche solo nell’articolo 38 lasciando invariato l’articolo 59 del Regolamento del TULPS appare evidente che la dicitura in denuncia può essere fatta in modo generico.
Si ricorda che l’elenco delle parti fondamentali di armi è rimasto invariato. I caricatori sono oggetti di libera vendita  e cessione ma che aventi capienza non conforma devono andare denunciati.
Come confermato anche dalla Circolare, i soggetti con licenza cui all’articolo 31 del TULPS (le armerie) non devono registrarli.

Art.38 del T.U.L.P.S.
Chiunque detiene armi, parti di esse, di cui all’art. 1bis, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere ….. La denuncia è altresì necessaria per i soli caricatori in grado di contenere un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 15 colpi per le armi corte, fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, secondo comma,della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni.

Art 697 c.p.
Chiunque detiene armi o caricatori soggetti a denuncia ai sensi dell’articolo 38 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, o munizioni senza averne fatto denuncia all’Autorità, quando la denuncia è richiesta, è punito con l’arresto da tre a dodici mesi o con l’ammenda fino a trecentosettantuno euro.
Chiunque, avendo notizia che in un luogo da lui abitato si trovano armi o munizioni, omette di farne denuncia alle autorità, è punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda fino a duecentocinquantotto euro.

Quindi al finale…

Quindi, riassumendo:

Tipo di caricatore
Detenzione/USO
Cessione
Introduzione / Produzione / Vendita
Esclusivo per armi da guerra NO NO NO
Arma Corta <= 15 colpi SI SI SI
Arma Lunga <= 5 colpi SI SI SI
Arma Corta > 15 colpi con classificazione sportiva SI
Dal 05.11.2015 vanno denunciati
SI SI
Arma Lunga > 5 colpi con classificazione sportiva SI
Dal 05.11.2015 vanno denunciati
SI SI
Arma Corta > 15 colpi – Non Sportiva Solo se acquistati prima del 05.11.2013, dal 05.11.2015 vanno denunciati NO (era possibile fino al 05.11.2015) NO (era possibile fino al 05.11.2013)
Arma Lunga > 5 colpi – Non Sportiva Solo se acquistati prima del 05.11.2013, dal 05.11.2015 vanno denunciati NO (era possibile fino al 05.11.2015) NO (era possibile fino al 05.11.2013)
  • Le armi antiche e le repliche di armi antiche, non sono soggette a restrizione generale sulla capienza del serbatoio.

FAQ

Ho un arma acquistata prima del 5 novembre 2013, ho qualche limitazione sulle capienze ?

Dipende…
Con l’abrogazione del Catalogo Nazionale delle Armi tutti gli esemplari esistenti non sono più soggetti al rispettare le schede di catalogazione, tra qui il numero di colpi indicato appunto in sede di catalogazione.
I caricatori inoltre a partire dal 1 luglio 2012 non sono più considerati parte d’arma e quindi il loro uso sulle armi non ne modifica la caratteristica.
Rimane l’articolo 2 della Legge 110 che impone il fatto che le armi comuni debbano avere un limitato volume di fuoco, ed il Banco di Prova di Gardone, oggi unico ente con l’autorità di definire le armi comuni, ha preso come assodato che ad esempio i caricatori da 29 colpi siano appunto “limitato volume di fuoco.”
Le schede del Banco di Prova introdotte con il Decreto Legge 79/2012 il 21 giugno 2012 non hanno valore legale per quanto riguarda il numero di colpi indicato in scheda, dato che il caricatore non è parte d’arma e che un arma non può variare la propria classificazione semplicemente con un accessorio.
Legalmente il vincolo sul numero di colpi del caricatore è imposto solo con la Legge 121/2013, quindi possiamo affermare che le armi non soggette ai limiti della Legge 121/2013, a patto di avere un limitato volume di fuoco, possono essere usare con qualunque caricatore.

Ho un caricatore “originale ex-ordinanza” da 30 colpi, è legale utilizzarlo/detenerlo ?

Qui la questione è più complessa.
Sono da “guerra” i caricatori esclusivi per armi da guerra, quindi se sono reperibili come surplus non sono più esclusivamente riservati alle forze armate.
Applicando un ragionamento per negazione, si può anche affermare che se fossero da guerra, l’unico modo per poterli rendere “comuni” sarebbe quello di ridurli per costruzione a 5 colpi, cosa che però non avviene, tant’è che molte armi oggi classificate sportive vengono approvate dal Banco di Prova di Gardone Val Trompia e vendute con caricatori originali militari con una semplice riduzione a circa 29 colpi ottenuta con il classico rivetto, o altro sistema purché richieda un intervento volontario per la rimozione. Se fossero da guerra, non sarebbero comunque ammesse riduzioni  se non per costruzione.
D’altro canto la giustizia spesso travisa, poi magari con un buon avvocato si può riuscire ad averla vinta ma il nostro consiglio rimane quello di evitarli, ed accontentarsi di quelli ridotti a 29 colpi.

Posso usare un caricatore da 29 colpi su di un’arma demilitarizzata ?

Sebbene le armi sportive non abbiano un limite sul numero di colpi (in quanto le discipline sportive non lo prevedono), dal punto di vista prettamente legale si può fare se l’arma su cui monto tale caricatore è sportiva.
Non è possibile usare caricatori di capacità maggiore di 5 colpi per le armi non sportive acquistate dopo il 5.11.2015, data di entrata in vigore del Decreto Legislativo 29 settembre 2013, n. 121, siano esse demilitarizzate o meno.

tutti i caricatori da 29 o più colpi sono sportivi ?

No, sono sportivi solo i caricatori per cui l’uso è ammesso nella disciplina sportiva, così come sancito dall’articolo 2 della legge 25 marzo 1986, n. 85 modificata dal Decreto Legislativo 29 settembre 2013, n. 121.

Ho acquistato un caricatore per arma corta con capienza di 18 colpi, devo denunciarlo ? Lo ho acquistato ma non ho nessun foglio di cessione come posso fare ?

Si, i caricatori per arma corta avente capacità superiore ai 15 colpi e quelli per arma lunga con capacità superiore ai 5 colpi vanno denunciati, così come detto dalla Legge 17 aprile 2015 N.43 (Decreto Antiterrorismo).
Si ricorda che è permessa le cessione/vendita/introduzione nello Stato solo di caricatori “maggiorati” idonei all’uso nelle armi sportive nel limite massimo previsto dalla disciplina sportiva, così come detto dal Decreto Legislativo 29 settembre 2013 N. 121 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204).
I caricatori non sono più parte d’arma per gli effetti del Decreto Legislativo 26 ottobre 2010, n. 204 e loro cessione è libera.
Come confermato anche dalla Circolare 557/PAS/U/015981/10171(1) del 03-11-2015 (Denuncia Caricatori) i caricatori non sono parte d’arma e non è richiesta la loro registrazione sui registri di carico/scarico delle armerie. L’armiere non ha quindi nessun l’obbligo per la pubblica sicurezza di registrare nessun atto di vendita, così non vi è per nessun privato cittadino. Si ricorda infine che anche il famoso foglio di cessione è un puro favore che l’armiere fa al cliente in quanto gli unici suoi obblighi sono quelli di registrare la movimentazione sul registro di carico/scarico, compilare il Mod.38 e comunicare mensilmente le movimentazioni alla propria Questura.

Essendo di libera vendita qualora detenessi caricatori “maggiorati” e non li denunciassi cosa rischio ?

I caricatori sono di libera vendita, ma il loro possesso deve essere denunciato se aventi capacità superiori a quanto stabilito dall’articolo 2 della Legge 18 aprile 1975 n.110.
Si rischia una denuncia penale con l’arresto da 3 a 12 mesi.
Si ricorda inoltre che ogni reato commesso inerenti le armi, ai sensi dell’art. 73 del TULPS può preclude ogni possibilità di poter detenere armi o avere autorizzazioni inerenti le armi.

Ultimo aggiornamento : mercoledì 31 maggio 2017

 


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